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Il risultato tecnico non dipende solamente dalle potenzialità e capacità individuali dell’atleta e dell’allenatore ma, molte volte, dalla simbiosi che li lega per il raggiungimento di un fine comune. Il rapporto allenatore-atleta è quindi molto importante e, pur nel rispetto delle singole personalità, deve costituire il fondamento di una esperienza comune che dura anni. A volte, erroneamente, si ritiene che l’allenatore sia tenuto a modificare la personalità ed il carattere dell’atleta per poterne migliorare il risultato. Non c’è errore peggiore.

L‘allenatore deve invece conoscere profondamente personalità, carattere e comportamento dell’atleta per aiutarlo, con le azioni ed i suggerimenti più opportuni, ad ottenere il massimo rendimento. Si ritiene inoltre utile suggerire a tutti gli allenatori di osservare attentamente i propri atleti ed individuare in ognuno di loro le caratteristiche fondamentali per inserirli nella casistica che vi propongo e che ho stilato dopo anni di militanza agonistica ed insegnamento. Già nel far mente locale a quale gruppo ogni atleta appartiene, questo articolo può servire a conoscerli meglio e quindi ad adottare differenti sistemi di approccio per ottenere un risultato migliore e forse per tenerli più a lungo in palestra.

Tutti noi sappiamo che l’allenatore riveste un ruolo che sta diventando progressivamente più ricercato e complesso nel Pole Sport come in altri sport. Infatti, il coach, riveste una figura che, di fatto, è emersa gradualmente fino a divenire il fulcro, l’insostituibile sostegno degli atleti individuali e dell’intera squadra (ove ce ne sia una). L’allenatore deve conoscere le diverse personalità degli atleti con i quali dovrà lavorare durante la stagione, ed il suo compito maggiore , è quello di capire le singole esigenze per sfruttare efficacemente i numerosi elementi di cui dispone. Mezzi e forme di comunicazione, tecniche stimolanti e procedure di insegnamento, varieranno in base al grado in cui si manifestano i diversi tratti della personalità dell’atleta.

Le prestazioni massime, l’ideale peso dell’allenamento , il sostegno individuale per tutta la stagione, la dedizione al campionato, il rendimento sotto pressione, la sopravvivenza all’atmosfera della competizione, sono esempi dei risultati che può ottenere l’allenatore di Pole Sport, e sono
ancora risultati della capacità di quest’ultimo lo stabilire ruoli e relazioni equilibrate con gli atleti o la sua squadra, ciascuno nella propria singolarità. Un allenatore può raggruppare i suoi atleti in categorie come: lento, timido, testardo, incurante, sensibile, coraggioso, pigro; ma l’atleta timido spesso diviene coraggioso in una determinata situazione; l’atleta pigro, di tanto in tanto, si lancia verso innumerevoli attività, ecc.

Nel migliore dei casi, queste classificazioni vi danno il cosiddetto “limite medio” dell’atleta, ma non vi diranno esattamente ciò che farà quando sopraggiungerà tale limite. Questo è ciò che caratterizza lo sport!

Come dovrebbe guidare un allenatore i suoi rapporti con i diversi atleti della sua squadra?

Come dovrebbe impostare ciascuno di questi rapporti? Come si potrebbe difendere da essi? La prima regola, dettata dalla psicologia di base, è di essere tolleranti e comprensivi; per esempio evitare di dare l’impressione di disprezzare un atleta perché è timido. Non è assolutamente compito dell’allenatore trasformare il timido in coraggioso, l’agnello in leone, anche se potrebbe essere fatto in qualunque momento.

Un esperto psichiatra esiterebbe nel farlo. Noi possiamo soltanto prendere la personalità per quella che è. Gli allenatori studiano il carattere degli atleti non per cambiarlo ma per sfruttarlo nel conseguimento dei massimi livelli di efficenza e per estrarre da esso il maggior grado di cooperazione. Mentre leggerete il seguente paragrafo, tenete presente sempre un tipo di Poler (atleta) specifico. Visualizzate a lungo l’atleta mentre leggete e delineatelo; ciò che otterrete non rientra completamente in nessun gruppo. Molti atleti tendono a ripartire tratti che caratterizzano la Pole, sia in successi che in fallimenti. È impossibile perciò parlare di un atleta con un unico parametro.

L’atleta sensibile

Siamo tutti “permalosi” in determinate situazioni, ma consideriamo “sensibile” un atleta che
afferra subito le implicazioni dolorose. Persino nelle osservazioni.

Il vostro atteggiamento come allenatore è importante:

  • non dovrete mai essere condiscendenti, parlate dolcemente a tale atleta;
  • non emettete ordini, al contrario formulate istruzioni come richieste e suggerimenti;
  • osservate la reaziane dei compagni nei confronti dell’allievo sensibile; per lui è difficile integrarsi nella squadra;
  • siate comprensivo verso i suoi problemi, ascoltate le sue lamentele; ricordate che i suggerimenti dell’ “atleta sensibile” sono spesso molto buoni.
L’atleta lento

La lentezza può essere determinata da una condizione psicologica: il ragazzo (o la ragazza) può essere molto pensieroso e cauto oppure è poco intelligente e lento di riflessi.

  • siate pazienti lasciate al “ginnasta (Poler) lento” più tempo tra le istruzioni e l’esecuzione degli ordini dati, gli occorre più tempo per adattarsi ai cambiamenti;
  • parlate lentamente e vietate di fargli fare troppi esercizi insieme quando vi rivolgete a lui soprattutto quando date istruzioni. Osservate le sue “reazioni facciali” ed ascoltate attentamente i suoi commenti per stabilire se è il caso di ripetere le istruzioni;
  • siate molto attenti nel modo di trattare le sue lamentele; lui ha ponderato la questione.
  • dimostrate rispetto per le sue opinioni, e per i suoi suggerimenti che ottiene dopo molti sforzi
    formulate i vostri ordini, istruzioni, spiegazioni in modo semplice e chiaro, utilizzando molte illustrazioni ed esempi;
  • controllate sempre se l’atleta capisce e tenete su di lui sempre un occhio quando sta cominciando un nuovo esercizio;
    date a questo atleta una seconda opportunità prima di rimproverarlo;
  • gratificatelo quando migliora il rendimento.
L’atleta timido

Un “atleta timido”, trattato nel modo giusto, può essere di grande valore, ma richiede incoraggiamento perché esprima i suoi suggerimenti o esponga delle lamentele.

  • non siate arroganti e con lui parlate con molta calma ricordate che i “ragazzi timidi” generalmente vivono un senso di insicurezza;
  • assicuratevi nel dare istruzioni e di essere stato sufficientemente compreso: l’ “atleta timido” è spesso troppo timido per chiedervi di ripetere;
  • aiutatelo quando inizia un nuovo esercizio e lasciatelo stare quando ha “raccolto” abbastanza energia;
  • controllate i rapporti tra la squadra e il ragazzo timido.
L’atleta trascurato

Le cause della negligenza abituale possono essere: distrazione (pensare sempre a qualcosa d’altro) o mancanza d’interesse. Il primo tipo è difficile da trattare.

  • ad un ragazzo disinteressato dovreste dare dare più responsabilità per risvegliare in lui l’interesse nell’allenamento. Se ciò dovesse fallire dovrete riconsiderare se sia valida o meno come membro della squadra;
  • evitate di assegnare esercizi rischiosi nell’allenamento, se è un tipo che si distrae, soprattutto quando è in gioco la sicurezza degli altri;
    quando gli parlate assicuratevi che stia ascoltando, verificate la comprensione delle istruzioni;
  • siate fermi, date ordini chiari, diretti, dettagliati. L’indecisione potrebbe essere intesa come debolezza.
  • controllate sempre la sua attrezzatura personale, per esempio Dry-Hands, asciugamano, ecc; tale atleta non sempre riesce a badare a sé stesso.
L’atleta coraggioso

Questo tipo di atleta potrebbe essere il “migliore” o colui che procura i maggiori problemi. Dipende da quanto la vostra fermezza s’impone sul suo coraggio. Generalmente però essa reagisce meglio al tipo di ordine sotto forma di richiesta, che all’ordine diretto.

  • rimproveratelo gentilmente, in modo impersonale, evitando discussioni;
  • dategli un lavoro adeguato ed una responsabilità nell’allenamento;
  • controllate da vicino il suo comportamento, rappresenta un buon membro della squadra, disposto a portare dei cambiamenti all’allenamento stesso;
  • trattate le sue lamentele velocemente e quando consegue buoni risultati non adulatelo né elogiatelo troppo;
  • aiutatelo nei suoi progetti, Ia mancanza di una pianificazione è generalmente la sua debolezza maggiore.
L’atleta pigro

La pigrizia può essere dovuta alla fatica o alla mancanza di interesse. Se l’atleta è fisicamente stanco, una buona risposta è il riposo. A volte la fatica è solo mentale a causa a di irrequietezza emotiva. Se si mostra disinteressato:

  • cercate di correggere la situazione per mezzo di un allenamento diverso e che implichi maggiori responsabilità;
  • assegnategli obiettivi validi, sollecitando interesse per la gara;
  • rivolgetevi a lui con ordini chiari e diretti, siate duri nel fargli osservare le più piccole responsabilità: questo è il suo punto debole;
  • fatelo pensare, chiedetegli la sua opinione.
L’atleta testardo

Alcuni atleti sono inclini ad accogliere ogni idea nuova con l’opposizione. L’atleta testardo è il ragazzo la cui prima inclinazione è quella di dire no. Il vostro comportamento per questo soggetto deve essere improntato sulla prudenza.

  • evitate di discutere; utilizzate sempre l’ordine sotto forma di richiesta;
  • siate prudenti e fategli sapere che la vostra posizione è irremovibile; a volte un ordine diretto con un po’ di autorità è necessario;
  • fate uno sforzo speciale per inculcare l’idea di squadra; questo atleta, talvolta, non lavora bene con gli altri;
  • cercate di sollecitare interesse per gli obiettivi, per le gare; una volta però che egli avrà iniziato, andrà fino in fondo.

Concludendo si può affermare che chiunque può dare un ordine, ma fare in modo che questi ordini siano eseguiti per il conseguimento dei risultati richiesti, è necessario oltre la semplice autorità di allenatore, possedere tatto, immaginazione, competenza, preparazione. Ogni ordine o istruzione deve essere impartito a misura di persona e in relazione al momento ed ad una determinata situazione. L’allenatore è per professione una persona che prende decisioni.

L’incertezza è la sua avversaria. Il superamento è la sua missione.

Siete curiosi di sapere che tipo di atleta ero io quando gareggiavo? Di sicuro un 70% di me era l’”atleta coraggioso”, il 30% era l’ “atleta testardo”…. Ebbene sì, il mio allenatore aveva un bel da fare con me!!!

 

E tu che tipo di atleta? Scoprilo per capire quali sono i tuoi pro e i contro e supportare il tuo allenatore a tirare fuori il meglio da te.

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