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La stiamo cercando, stiamo studiando, leggendo libri, navigando il web e più andiamo in profondità e più cose scopriamo sulle origini della pole dance. La prima parte ve l’avevamo raccontata all’Italian Pole Dance Conference 2013 ad Udine e ora la trovate anche qui.

«Sono stati i cinesi!»
«Ma cosa dici? È roba americana»
«No-o, è nata nei circhi!»
«E il mallakhamb indiano, dove lo mettete?»
«Secondo me è solo lap dance…»
«Massì, sono tutte puttane…»

Radical chic appassionati di sport, sportivi non appassionati di genesi dello stesso, danzatori che amano diffondere rumors, e l’immancabile uomo medio, mentalità onnipresente nell’intero globo… non è certa la genesi della pole dance. Di informazioni se ne trovano tante; qualcuna è attendibile, qualcun’altra un po’ meno. Certo è che, in un modo o nell’altro, pali in nuce ci sono stati in tutto il mondo, e in tutte le ere. È come se migliaia di energie diverse confluissero fino ai giorni nostri; fino a quando, il 23 giugno 2010, la pole dance ha avuto il riconoscimento come disciplina ufficiale nel nostro Paese, tanto da finire nel programma nazional popolare per eccellenza: il Festival di Sanremo.

Una parte della leggenda narra che la pole affondi le proprie radici nel palo cinese (o nel Juedixi nella dinastia Han), una ginnastica che in effetti molto le somiglia. Oppure lo spettacolare Kyokuzashi, conosciuto per caso dalla compagnia circense di Richard Risley nel marzo 1864, in Giappone.

"The Great Oriental Circus Act, Otake Girls' Troupe"(1916)
“The Great Oriental Circus Act, Otake Girls’ Troupe”(1916)

Barnum&Bailey Circus "The World's largest, grandest, best

Attraverso il Barnum&Bailey Circus, dove si esibivano ginnasti dell’estremo oriente dal 1914, il popolo americano – e da lì tutti gli altri – avrebbero conosciuto questo magico mondo. L’altra parte sottolinea come il mallakhamb indiano sia uno sport altrettanto simile alla pole, con la quale condivide anche alcune misure regolamentari. E c’è poi l’aspetto torbido della questione: come negare che le prime pole dancer fossero proprio ex lap dancer, colorando quindi la disciplina di un lato considerato dirty?

La questione della ricostruzione storica è complessa per un motivo fondamentale: una pertica verticale è una figura archetipica che può essere riscontrata ovunque, ed ovunque evocherà gioco, più o meno ammiccante. Questa è la storia di molti altri sport, nati spontaneamente sotto forma di giochi e sviluppatisi poi fino a diventare discipline olimpiche.

È dunque da questo marasma che si può partire per parlare di pole dance, per approfondire i suoi duplici rapporti con la ginnastica e con l’erotismo, con le fibre muscolari e i toppini, i lividi e i tacchi a spillo, cogliendo qua e là dagli eventi che ne hanno contraddistinto la storia e dai protagonisti e le protagoniste di «ciò che fa girare il mondo dalla parte giusta» .

Prima, però, una domanda: come definiresti il tango? Se dovessi rispondere d’istinto a questa domanda, sicuramente utilizzeresti parole quali «danza», «ballo», «musica». Stessa cosa se ti chiedessi di definire la danza del ventre. Se ti chiedessi di non fermarti alla prima frase della tua definizione, forse faresti riferimento alla sensualità insita in questi due balli. Forse. Ecco, la pole dance è una danza acrobatica e sensuale che utilizza una pertica come oggetto scenico per leve, slanci, figure e coreografie.

Una danza. Acrobatica. Sensuale.

I moralismi non sono ben accetti in questo ambiente: la sensualità è una caratteristica umana, l’attrazione è innata in ogni essere vivente, e in quel percorso che va dalla coda di un pavone al David di Michelangelo ognuno, sempre, ricercherà il bello. L’arte è attrattiva per sua definizione. Lo sport è quel qualcosa che unisce in una perfetta alchimia attività fisica e intrattenimento. In questo senso, la pole dance è uno sport; e la pole dance è una forma d’arte. Se per la parte sportiva che la compone, essa ha bisogno di una categorizzazione, di un codice di riferimento per stabilire chi ha vinto, nella sua parte teatrale si può parlare di performance, di piacere sensoriale. Ma si noti bene che, avendo la pole dance una sua unità ontologica, in questa apparente dualità saranno sempre fondamentali la forza, la grazia, la potenza, l’eleganza. Tutte caratteristiche che potrebbero calzare a pennello, ad esempio, ad uno che si chiama Jury Chechi (la chiamano ginnastica artistica, giusto?). E se è vero che la prima registrazione di una performance di pole dance è avvenuta in uno strip clup (il Mugwumps, nell’Oregon) nel 1968, va anche ricordato che Elena Gibson fu squalificata dal primo campionato a livello internazionale Miss Pole Dance che si tenne ad Amsterdam nel 2005; perché si spogliò…

La pole dance parte dallo strip-tease arcaico del mito sumero di Inanna, passa dalle regole stabilitesi in Canada nel 1980 e arriva fino al personaggio di Stormy interpretato da Sheila Kelley, lap dancer nel film Dancing at the Blue Iguana (2000). Ha a che fare con la gogo dance, con le zingare dei circhi e con artiste quali Felix Cane (Cirque du Soleil, Miss Pole Dance Australia 2006) o Yocoima Gutierrez (Miss Pole Dance nella prima competizione ufficiale tenutasi nel 2003 in Olanda); si basa sugli insegnamenti di Fawnia Mondey Dietrich, la prima insegnante del mondo, in Canada, nel 1994; o l’inglese KT Coates, con la sua Vertical Dance. E il dualismo insito in essa si può notare fin dagli esordi, a Los Angeles, quando una ragazza sceglieva liberamente se preferire la scuola di Sheila Kelley S Factor (basata più sul rafforzamento e sul fitness) o Urban Fertility Dance, di Shawn Francis Lee, che prediligeva la danza esotica.

In conclusione, un giorno forse vedremo la pole dance ammessa tra le discipline olimpiche, con regole chiare per tutti ed una codifica dei punteggi altrettanto precisa; per il momento, non possiamo dimenticare il lato puramente artistico e d’intrattenimento di questa disciplina, perché è ciò che attrae ogni giorno nuove persone ad entrare nel club; ma soprattutto perché il fascino della coreografia teatrale, la conoscenza ed il rapporto con il proprio corpo, la potenza dello scambio di energia tra performer e pubblico, il superamento di sovrastrutture morali e il recupero del gusto per il bello… tutto ciò rappresenta la vera, eterna forza della pole dance.

Non perderti la conferenza 2014. Quest’anno parleremo del lato più sexy della pole dance, iscriviti subito.

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