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scritto da Valentina Domino

Ed eccomi qui, a scrivere di Pole Dance con i tacchi

C’è grande fermento in questo periodo nel nostro settore ed è il momento in cui tante scuole stanno iniziando ad inserire nelle proprie strutture nuovi corsi con i tanti odiati e amati tacchi. Sono finalmente nate competizioni tutte italiane solo ed esclusivamente di Exotic Pole Dance, nuove formazioni per chi decide di insegnare questo stile.

Insomma è un grande momento!

Non ho la pretesa di scrivere verità universali, ma credo che sia corretto fare un po’ di chiarezza ed essendo un’esponente della “pole dance con i tacchi” (termine che proprio non mi piace), come mi ha chiesto Valentina D’Amico, ho grande piacere ad esprimere la mia opinione.

Vi racconto di me

Partirò presentandomi e raccontando chi sono e come mi sono avvicinata alla pole dance; un pomeriggio di qualche anno fa me ne stavo davanti a YouTube, non l’ho cercato, non ho idea di come, sono capitata davanti a un video di pole dance, c’erano tre meravigliose ballerine, con gambe chilometriche che danzavano in un sincrono perfetto su una canzone rock con stivali lucidi alti fin sopra il ginocchio, sono rimasta in shock, non avevo mai visto niente di più bello, eleganza, forza, femminilità tutto insieme in pochi minuti.

Non dimenticherò mai quello che ho pensato in quel momento “io voglio diventare così”!

Dopo poco ho scoperto che la ragazza al centro non era proprio una qualsiasi, era Bobbi, colosso della pole dance australiana.

Ho cercato subito una scuola a Milano e dal primo momento in cui sono entrata in sala ho deciso che quello doveva essere il mio futuro, volevo imparare a muovermi così, sexy e forte allo stesso tempo, sensuale ma non volgare, ogni movimento era aggraziato, ogni corpo anche quello meno “canonico” diventava bellissimo nei video delle pole dancer australiane.

Ho iniziato subito a ballare con i tacchi, la mia insegnante non era alta, non era magra, non era perfetta ma appena la musica partiva e iniziava a muoversi diventava improvvisamente una dea.

Come poteva una ragazza normale trasformarsi così velocemente e diventare favolosa?

Qual era il suo segreto?! Piano piano la pole dance iniziava a crescere, era il 2010 e in Italia c’erano poche scuole, ma qualcuno al bar già ne parlava, iniziavano i primi articoli sui giornali, le prime apparizioni televisive, tutto stava filando liscio… io ho cambiato un paio di studi, le insegnanti erano poche e si conoscevano tutte.

Dopo un paio d’anni e in una delle scuole che frequentavo come allieva, dove non si faceva “pole dance con i tacchi” mi hanno chiesto di insegnare… ma di insegnare con i tacchi!

Ero la ragazza più felice del mondo, mi sentivo pronta perché sapevo che avevo qualcosa da dare, qualcosa di mio che avevo maturato ma ero anche tanto spaventata.

Passare dall’altra parte, dalla parte della maestra, era una grande responsabilità.

Mi sono armata di brevetto, ho iniziato a lavorare su tutte le competenze che avevo acquisito alle varie lezioni, dalle varie insegnanti, ai vari workshop, prendevo appunti, facevo disegni, tabelle, volevo essere all’altezza ed essere una brava maestra.

Nel frattempo non scendevo mai dai tacchi, continuavo a rimanerci sopra perché quella parte per me era una parte davvero importante.

Ho lavorato in diverse scuole, sono andata dall’altra parte del mondo a conoscere Bobbi, ho partecipato a workshop con alcuni dei miei idoli, Alethea Austin, Cleo The Hurricane, Felix Cane, Elena Shtalinskaya, Tatiana Marsheva, ho fatto esperienza e qualche anno dopo mi sono sentita pronta e ho deciso di aprire Body Rock Pole Dance Studio e di creare una scuola libera, un luogo sicuro, felice e sereno dove fare pole dance, pole dance con i tacchi.

La missione del mio studio era dare grande spazio alla sexy pole e far crescere questo stile anche in Italia.

Per questo da quando ho aperto, ho sempre invitato e ospitato grandi esponenti di ogni stile, Maddie Sparkle, Michelle Shimmy, Daria Chebotova, Lucia Lazebnaya e Alyona Soul.

 

Ma qual è la situazione attuale?

Continuo a scontrarmi tuttora come allora con tanti commenti… l’exotic struscio, la pole dance non è lap dance, la pole dance arriva dalla mallakhamb, perché devi metterti i tacchi? È più elegante senza, le linee sono più belle, e tante altre sciocchezze… concetti distorti e alle volte totalmente errati.

Mi soffermerei sulla prima di quelle che alle mie orecchie risultava come una grande scemenza: la Pole Dance non è Lap Dance.

Wikipedia ci insegna che Lap è grembo quindi la lap dance è una danza fatta sul grembo di un’altra persona, ok… quindi in pratica la Lap Dance è quella che fanno le spogliarelliste. Quindi nella lap dance non c’è il palo, nella pole dance si, quindi NOI balliamo pole dance, bene siamo salve.

Hey, ma aspetta un attimo, nei night club, dove lavorano le spogliarelliste, ci sono anche i pali…

Quindi le spogliarelliste ballano Pole Dance??? 

SI.

Non ho mai capito, ma davvero ho sempre fatto una grandissima fatica a capire il punto di vista di chi con tutte le forze volesse a tutti i costi elevarsi, allontanarsi, da chi proprio come lui usava lo stesso attrezzo, il palo. Ma perché?

Io non mi sono mai vergognata di ballare con i tacchi, non ho mai cercato giustificazioni alle mie scelte, ballo sui tacchi, si perché mi piace! Questo non fa di me una donna promiscua o di facili costumi.

Ballo con i tacchi perché mi vedo bella quando ci salgo sopra, il mio corpo si allunga, le mie gambe sono più lunghe, mi guardo allo specchio e anche se sono struccata, stanca e un pò triste, di colpo mi vedo meglio.

Quindi ecco qual era il segreto della mia prima maestra: crederci, senza avere paura. Senza sentirsi fuori luogo, perché onestamente credo che non ci sia proprio nulla di fuori luogo per una donna a volersi piacere, a sentirsi attraente, a vedersi bella.

Cosa vuol dire Pole Dance per me

Ma torniamo a parlare di Pole Dance… intanto nella parola c’è il termine danza, quindi partiamo dal presupposto che la pole dance si balla e non è un caso se il Pole Sport contiene nella sua denominazione la parola “sport” e la pole dance può essere più facilmente associata a una danza e come in ogni danza ci sono tanti stili diversi, tante piccole sfumature che rendono particolare e unico ogni stile.

Ogni giorno la pole dance viene contaminata da altre danze che la rendono sempre più interessante, con la danza contemporanea, con la classica, con la moderna, innumerevoli e tutte bellissime.

È sempre più difficile dare un nome ed etichettare i numerosi stili ma vorrei cercare di creare un po’ di ordine nella “pole dance con i tacchi”, che ahimè è un po’ confusa e questa terminologia non le rende giustizia.

 

Quali sono le nostre origini?! Il nostro papà era uno che faceva Mallakhamb?

Onestamente io non credo, credo sia più probabile che la nostra mamma fosse una stripper. In questo articolo sulla storia della pole dance, ci sono già tanti spunti a riguardo. Lo Stripper Style è l’origine di ogni stile di pole dance con i tacchi, è cambiato il messaggio, è cambiato il fine e l’obbiettivo della performance intorno al palo.

Noi non balliamo per vendere il nostro corpo ma balliamo per esaltarlo, valorizzarne la bellezza, le capacità tecniche e nostre abilità fisiche.

All’inizio degli anni 2000 in Australia c’erano già scuole di pole dance dove si ballava con i tacchi, il primo miss Pole Dance Australia è stato nel 2007.

Le australiane hanno preso i tacchi sul serio sin da subito, competizioni, show, spettacoli e manifestazioni di pole dance quando ancora qui tutto era così lontano.

Nel corso degli anni lo stile australiano si è evoluto e contaminato a sua volta tuttavia è molto definito, chiaro e ben decodificato; nelle routine c’è sempre un buon bilanciamento tra tricks aerei, giri intorno al palo ed elementi di floorwork. Molti elementi in spin, spaccate, tante combo scenografiche sia di flessibilità che di forza.

Il coinvolgimento del pubblico è molto e c’è una buona sinergia tra performer e platea, questo stile è estremamente femminile, energico, divertente ed esuberante.

Basti pensare a Michelle Shimmy e Maddie Sparkle, le grandi esploratrici dell’aussi style.

Qualche anno dopo le cose si sono smosse anche in Russia e anche li è iniziata a crescere la cultura di questo tipo di stile, lo stile exotic russo è molto differente dallo stile australiano, si può dividere a sua volta in due: l’Exotic Flow e l’Exotic Hard.

 

Parliamo di Exotic Flow. l’esempio più chiaro: Daria Chebotova

L’Exotic Flow si focalizza principalmente sulle transizioni intorno al palo, molti giri e passaggi originali, i movimenti generalmente sono continui e sinuosi ben collegati tra loro.

Grande valore ha l’aspetto dinamico del movimento, dinamicità e fluidità sono le caratteristiche preponderanti di questo stile.

I trick e le combo aeree non sono obbligatorie, ci posso essere ma non sono così prevalenti come nello stile australiano, viceversa c’è una grande componente di floorwork e trick a terra o intorno al palo.

Un esempio chiarissimo di questo stile è Daria Chebotova.

 

Poi c’è l’Exotic Hard, un esempio è Olga Koda

L’Exotic Hard è decisamente più grintoso, ci sono molti trick, elementi di forza, salti e combo impegnative, spesso si balla su musiche veloci che metto in risalto la capacità della ballerina di eseguire i movimenti rapidi ma in maniera tecnica e impeccabile.

Come nel flow ci sono tante transizioni d’effetto e passaggi originali ma viene dato più risalto ai trick.

Un esempio eloquente di questo stile è Olga Koda.

 

La vecchia scuola, l’Exotic Old School

Per le russe c’è un altro stile che spesso è presente in competizioni e gare, l’Exotic Old School, come dice il termine stesso, la vecchia scuola, quindi quello da qui tutto è partito… lo striptease.

Questo non vuole dire che necessariamente si debba rimanere nude sul palco ma è necessaria una forte interpretazione e molta emotività.

 

Per finire come non citare la Strip Dance e Strip Plastic

A quest’ultimo stile di Exotic, quello delle origini possono essere associate altre forme di danza come la Strip Dance e lo Strip Plastic, stili altrettanto tecnici e con movimenti e passaggi di difficoltà come in tutti gli altri stili, ma con una forte componente emotiva.

 

Nessuno stile è migliore o più autorevole di un altro, sono tutti ricchi, interessanti e affascinanti, dall’evoluzione e la contaminazione nascono sempre grandi cose e meravigliose scoperte.

Spero con questo articolo di aver chiarito i dubbi di chi vuole o si sta avvicinando ai vari stili e di aver dato il giusto valore alla “pole dance con i tacchi” (e questa sarà l’ultima volta che la chiamerò così), perché non si tratta solo di mettersi un paio di tacchi e fare pole dance ma è un meraviglioso modo di utilizzare il proprio corpo per esprimere la propria personalità attraverso una danza.

È giusto che ognuno si senta libero di muoversi e ballare in maniera totalmente personale, prendendo spunto dai differenti stili per creare il proprio, particolare e unico nel suo genere.

 

Valentina Domino

Potete seguire Valentina sulla sua pagina facebook o su instagram, oppure scoprire tutto sulla sua scuola Body Rock Pole Dance Studio, su Facebook, Instagram e Youtube.

 

 

 

 

 

 

 

 

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