Oramai è noto che le donne possono fare tutto quello che si mettono in testa, se solo credono in se stesse. Così oggi possiamo avere una carriera ed allo stesso tempo essere delle pole dancer…ovviamente con tutto il lavoro e i sacrifici che questo comporta in termini di tempo ed organizzazione della vita quotidiana.

La riprova di questo, dopo la mia esperienza milanese, ce l’ho avuta a Londra dove mi sono ritrovata a condividere le gioie e i dolori giornalieri della pole con molte altre ragazze che come me lavorano nella City.

Tra una chiacchiera sulle frustrazioni dei trick impossibili e una gara su chi ha più lividi ho scoperto che molte di loro lavorano in banca e quindi nello spogliatoio a volte affrontiamo discorsi tutt’altro che frivoli; ci confrontiamo sui nostri studi, sui percorsi di vita che ci hanno portato a Londra (visto che siamo per la maggior parte provenienti da altri paesi) e ci diamo consigli lavorativi, quella con piu esperienza a quella con meno esperienza.

Un giorno a lezione mi ritrovo a condividere il palo con una ragazza forte e decisa molto meno paurosa di me che per provare un nuovo trick vorrei avere almeno tre persone a tenermi e un doppio materassino di sicurezza È gentile ma rimane sulle sue, tanto che non ci presentiamo nemmeno… mai io non mi aspetto molto in genere dalle ragazze che mi circondano a scuola visto che tendono ad essere abbastanza chiuse o forse timide, almeno inizialmente. Finisce la lezione e ognuno a casa sua con lei che esce indossando una pesante “armatura” da moto e io che penso tra me e me “che tipetto deve essere!”.

Il giorno dopo devo partecipare ad una giornata lavorativa in banca dedicata al nostro dipartimento. Arrivo tra le prime, non si sa mai che mi perdo per trovare il posto e faccio tardi, aspetto gli altri, mi appiccico il cartellino con il nome sulla sinistra in corrispondenza del cuore, come mi hanno insegnato all’università negli USA perché apparentemente è il posto migliore per essere visto mentre ci si scambia una stretta di mano (mah). Arrivano tutti e si comincia. Si susseguono i vari direttori che parlano di cose più o meno interessanti; alcuni sanno mantenere viva l’attenzione, altri chiaramente no. Finalmente arriva la pausa caffè. Mentre sgranocchio un delizioso biscotto burroso inglese e guardo intorno a me le tante facce che non conosco, i miei occhi si incrociano con quelli di una ragazza che vedo li “sgrana” per scrutare il mio volto. Io non ci do peso e tolgo lo sguardo… poi mi rendo conto che quella faccia non mi è nuova … la riguardo velocemente per confermare che è proprio lei… è la ragazza con cui avevo condiviso il palo la sera prima a lezione!!!

Noooo non ci posso credere…e lei! Nella stessa azienda, nello stesso dipartimento!

Non sono molto contenta lì per lì. Io non volevo davvero mischiare la pole con il lavorola pole era il mio rifugio segreto fuori dal mondo corporate e sicuramente avere una compagna di scuola come collega non era previsto! Vedo che lei comincia a camminare verso di me…io continuo ad ignorarla sperando che non mi riconosca ma lei è ben decisa a capire se sono io o meno. Si avvicina e mi dice “…ma tu non sei quella di ieri sera a lezione?”. Io a quel punto non posso negare e dico “ sì! ohhhh ma sei tu? non ri avevo riconosciuta!” (certo che sì). I miei colleghi ci guardano un po’ allibiti e io tremo ma lei si limita a dire “eh sì, andiamo in palestra insieme”. Mitica! mi sta gia simpatica!

Infatti all’inizio io non volevo che si sapesse in ufficio che passavo il mio (poco) tempo libero a fare pole dance… ed inoltre avere una collega con me a scuola non mi avrebbe fatto sentire libera di esprimermi al 100%. Una mia amica che vive a Londra da tanto si era raccomandata diverse volte di non dire niente al lavoro perché “…sai poi che andrebbero a pensare” e “poi in questi ambienti sono un po’ chiusi” e ancora “…sei alla City dove l’immagine conta” etc. etc. (no lei non fa pole ovvio).

Io sono una ribelle di natura e sono sempre andata contro corrente quindi è già tanto che sono riuscita a non dire nulla la prima settimana. Ritrovare Mary tra le mie colleghe di ufficio e cominciare a parlare di pole anche durante la giornata nelle piccole pause era quello che mi mancava ed è stata veramente una benedizione!
Ovviamente, ora ero pronta per svelare il mio segreto, a differenza di Mary che ancora oggi mantiene il segreto. Così, nel giro di qualche giorno lo sapeva il mio team e da lì ad un mese, tutto il dipartimento.
Ho smesso di interrogarmi su quello che era meglio o peggio. Mi sono semplicemente detta: Questa sono io, quella che si fa in quattro al lavoro per il team ma anche quella a cui piace la pole al fuori dell’ufficio…prendere o lasciare. Anche perché sono spesso piena di lividi sulle gambe che non posso sempre nascondere con le calze scure :-/.

Credo che in tutte le cose l’importante non è quello che si dice ma come lo si dice.

Io ho sviluppato una tecnica che chiamo della “proprietà associativa” (in questo caso associazione di idee).
I passaggi sono sempre gli stessi, e li potete copiare se vi è capitato di voler dire di fare pole ma di non sapere come farlo (sono sicura vi sia capitato!!!)

Di solito approfitto di quando mi chiedono cosa ho fatto il weekend:

  • “cosa hai fatto questo weekend?” Io:“ho fatto diverse cose…sai? io mi alleno”. La risposta è sempre “really? e che cosa fai?”;
  • io:”…danza”. Risposta al 100% è “ohhh nice! quale tipo di danza?”;
  • io (e qui arriva la frase a effetto): “acrobatics…aerial dance”. La maggior parte ha lo sguardo perso nel vuoto a questo punto;
  • mentre si riprendono gli lancio un esempio (che li confonde ancora di piu eheheh) “…hai presente il Cirque du Soleil?”. Al 99% rispondono “ohh sì! Li ho visti…” e ognuno mi dice una città diversa dove ha visto lo spettacolo. Io non li ho mai visti in realtà! 😉 Ma l’associazione è fatta e se vedo che rispondono con entusiasmo allora solo a questo punto menziono la parola magica “palo”;
  • Io: “Sì, sai per ora mi sto concentrando su un attrezzo, il palo”. Ma loro sono troppo presi a ricordare che cosa facevano quelli del Cirque du Soleil per associare il palo alla lap dance come succede se parti e dichiari raggiante che sei una ossessionata di pole. Et voilà les jeux sont fait!
  •  In caso vedo che non sono pronti per ricevere la “verità” 😉 perché non sanno cosa sia il Cirque du Soleil allora la rimando alla volta successiva tanto è certo che mi chiederanno “…allora come va il tuo training acrobatico?” e io “Benissino! Come ti dicevo faccio acrobatics, aerial dance con il cerchio, i tessuti -mai toccati!! Ma è solo per confonderli un po’ 😉 – ma ora mi sto concentrando in particolare su un attrezzo: il palo!”.

Una volta introdotto l’argomento a richiesta rispondo alle tante domande, come la differenza tra pole dance, lap dance ed exotic dance cercando di puntare l’attenzione sul fatto che la pole che facciamo noi, prima di tutto, è un bellissimo sport. La risposta dei miei colleghi è stata migliore del previsto e tante mie colleghe mi hanno detto che, prima o poi, ci proveranno pure loro!

Allora? Che aspettate a dirlo??? Fatemi sapere se la tecnica della proprietà associativa funziona anche per voi ragazze!!!

 

Leggi tutti gli articoli di Emily cliccando qui London, the Pole and Me

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